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BIOGRAFIA «Sono nato a Camerino, ma ho sempre vissuto a Camporotondo. Sono molto legato a Tolentino, che considero la mia seconda casa, perché lì ho mosso i primi passi come attore nella Compagnia della Rancia, di cui io sono stato tra i soci fondatori». Il padre Elvio era originario di Muccia e la mamma Angela di Serravalle. Cesare Bocci ha due fratelli: Anna Rita e Gaetano. «Professionalmente — racconta l'attore — ho iniziato a lavorare nella Compagnia della Rancia fino ai primi anni Novanta, poi mi sono trasferito a Roma dove ho continuato a fare teatro e, nel contempo, ho iniziato a fare televisione e cinema». Spesso e volentieri Cesare Bocci ritorna a Tolentino «per trovare mia madre e i fratelli, ma anche per rivedere una città dove ho trascorso la mia giovinezza». A 23 anni il maceratese Cesare Bocci ha deciso di fare l'attore ed è partito per Roma dove per vivere ha lavorato anche come cameriere, pony express e imbianchino aspettando quel ruolo che gli avrebbe aperto la strada del successo. Ed è arrivato quando ha interpretato Mimì Augello nella serie televisiva «Il commissario Montalbano». Cesare Bocci racconta la sua storia: un giovane che ha rinunciato alla laurea pur di fare l'attore e così è partito per Roma «con una valigia piena di perplessità». Quando ha deciso di fare l'attore? «A 23 anni. Frequentavo la scuola di recitazione a Tolentino e nel frattempo ero iscritto a Geologia all'Università di Camerino. Ho sostenuto tutti gli esami, ma quando avrei dovuto discutere la tesi ho scelto la professione di attore. Così non mi sono mai laureato e mio padre non me lo ha mai perdonato». E cosa le ha detto quando ha fatto la valigia ed è partito per Roma? «E adesso come mangi?» E sua madre? «Mi ha sempre appoggiato, ma anche mio padre non mi ha mai ostacolato e di questo sono grato ai miei genitori. Seppure in maniera diversa mi sono sempre stati vicini. Ma a mio padre non è mai andato giù che io non mi sia laureato, in Cielo gli chiederò scusa». Da un punto di vista professionale quali sono stati i momenti decisivi? «Dirò sempre “grazie” a Marina Carloni, la mia maestra di recitazione a Tolentino. Lei mi ha spinto a intraprendere la carriera di attore e mi ha aiutato tantissimo. Poi 5 anni fa ho incontrato Alberto Sironi, regista de «Il commissario Montalbano», ed è stato un momento fondamentale per la mia carriera. Con “Montalbano” è arrivato il successo che ha aperto diverse porte». E prima di “Montalbano”? Come è la vita di un giovane attore prima del successo? «Solitamente servono anni per avere una continuità lavorativa, e allora bisogna arrangiarsi. Non si può restare a casa e aspettare la telefonata. Io, per esempio, ho fatto il cameriere, il pony express e l'imbianchino pur di continuare a fare l'attore. Del resto, non ci sono alternative se non hai i soldi per pagare le bollette. E quei lavori mi sono serviti non solo per tirare avanti, ma sono stati utili come momenti di formazione perché, forse, in futuro potrei interpretare proprio quei personaggi». Quale consiglio può dare a un giovane che decide di fare l'attore? «Puntare innanzitutto su un'ottima preparazione tecnica. Me ne sono accorto sulla mia pelle e così negli anni ho limato determinate lacune tecniche». «L'aria serena dell'Ovest», regia di Silvio Soldini, ha segnato il debutto di Cesare Bocci nel cinema. Nel 1994 ha fatto parte del cast di «Princesa». «Abbiamo lavorato nel mondo dei trans. Il film ha partecipato al Sundance film festival (tra i cui sostenitori c'è Robert Redford) ottenendo un enorme successo di critica nei maggiori quotidiani statunitensi e in quelli italiani. Purtroppo da noi il film è stato proiettato solo in due sale». Bocci ha mosso i primi passi in teatro recitando in «Arlecchino innamorato», «La Famiglia dell'antiquario», «La stanza del delitto». Testo tratto da Il Resto del Carlino Online |