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INTERVISTE


IL MIO TRIONFO A RETI... UNIFICATE
Telepiù N° 41 - ottobre 2005
di Elisabetta Sala
Il giovedì sera, in tv, è impossibile sfuggirgli. Da una parte "Il Commissario Montalbano", dall'altra "Elisa di Rivombrosa". E lui in mezzo, a mietere successi. Chissà, però, quale delle due guarda...
Comunque vada, sarà un successo. Deve aver pensato proprio così Cesare Bocci quando ha scoperto che le due fiction in cui aveva lavorato, "Il Commissario Montalbano" ed "Elisa di Rivombrosa", punte di diamante della produzione seriale di Raiuno e Canale 5, sarebbero state trasmesse entrambe il giovedì sera. In qualche modo aveva ragione: il 22 settembre, per esempio, se si sommano gli ascolti delle due fiction, Cesare è stato visto da oltre 15 milioni di persone. Roba da Festival di Sanremo!

Bocci, confessi: dov'era giovedì 22, la sera del debutto?
Era stabilito da tempo che il cast di "Elisa di Rivombrosa" seguisse la fiction a casa della regista Cinzia TH Torrini, e così è stato. Non posso nascondere, però, che facevo spola con la cucina, dove c'era un altro televisore, per vedere qualche pezzo di "Montalbano". E non ero il solo...

Non fa strano rivedersi "in doppio"?
Ho ricevuto un sacco di sms carini dagli amici. Qualcuno mi ha paragonato al Presidente Ciampi, per via delle "reti unificate", un altro ha scritto "Mi fai girare la testa, commissario Ceppi". A me dispiace solo che chi ama la fiction televisiva sia stato costretto a scegliere tra due produzioni validissime.

Che però probabilmente non hanno lo stesso pubblico.
Vero. Credo che le avventure di Montalbano abbiano portato davanti alla tv tanta gente che non la guarda abitualmente. "Elisa" è un prodotto più "femminile", ma la cura della confezione potrebbe fargli conquistare anche un pubblico diverso.

Lei ha fatto tanta gavetta prima di raggiungere i numeri di oggi. Quali sono stati i colpi di fortuna che hanno dato una svolta alla sua carriera?
Ho lasciato il mio paese in provincia di Macerata tanti anni fa: dopo la mia insegnante di recitazione, Marina Garrone, devo dire grazie sicuramente ad Alberto Sironi e Cinzia TH Torrini. E' con loro che ho preso davvero il volo, anche se avevo già parecchie esperienze alle spalle.

Era a un passo dalla laurea in Geologia. Si è mai pentito, nei momenti difficili, di aver cambiato strada?
Assolutamente no. L'unico rimpianto è stato quello di non aver fatto contento papà, che alla laurea ci teneva davvero, lui questa fissazione dell'attore non la capiva proprio. Ma so che segretamente, alla fine, aveva appoggiato la mia scelta, teneva tutti i ritagli di giornale che parlavano di me.

In cosa le somigliano i personaggi di Mimì Augello e del dottor Ceppi? L'autoironia di Mimì è un po' mia. E quel modo un po' brutale di dire sempre, in faccia, agli amici quando non sono d'accordo con loro. Il fatto è che se voglio bene a qualcuno non posso negargli le mie critiche affettuose. Quanto a Ceppi, abbiamo in comune gli stessi onesti principi: anch'io non mi sono mai venduto per fare carriera.

Oggi avrà più libertà nel dire sì o no a una proposta di lavoro. Con quali criteri sceglie i film da interpretare?
Cerco sempre storie e personaggi emozionanti, ma non trascuro il contesto in cui dovrò lavorare: un buon attore da solo non può far molto, occorre aver fiducia in chi ti dirige, in chi lavora accanto a te.

In passato lei è stato anche conduttore. Come mai?
Faccio fatica a spiegarmelo anch'io. Il fatto è che improvvisamente la tv mi è venuta a cercare: mi è stato proposto "Cominciamo bene", su raitre, ma era un impegno troppo lungo, che non si conciliava col mio lavoro di attore. Ho detto di sì a Rete 4 per "Ghost, storie di fantasmi", ma francamente non credo che accetterò altre offerte.

Lei ha una bimba piccola. Che padre è?
Sono un uomo, e di conseguenza un padre, pieno di dubbi. E di sensi di colpa.

Dopo tanti ruoli secondari ci vorrebbe un bel film da protagonista...
Fosse per me, ora che Zingaretti lascia, promuoverei Augello commissario e girerei "Ceppi di Rivombrosa". Ma sa com'è...